giovedì 15 novembre 2007

Vecchi rancori

Non mi ritengo una persona troppo permalosa, ma quando fatti o comportamenti mi feriscono a morte, colpendomi nel profondo, non riesco a dimenticare e si alimenta in me un rancore così forte da non riuscire mai più a vedere quella persona con occhi diversi, nemmeno se si facesse Santo! E proprio l’altra sera mentre eravamo a cena, io e Giampiero abbiamo intrapreso una specie di discussione su ciò che nutro e penso del mio datore di lavoro; Giampiero a volte si convince che i miei risentimenti nei suoi confronti siano in qualche modo legati al fatto di aver colpevolizzato il mio datore di lavoro della perdita di Elia!
Non penso assolutamente questo, senza considerare che il tutto è accaduto al mare in un’atmosfera di completo relax, ma è anche vero che quando ripenso a quelle 34 settimane trascorse insieme al mio piccolino, il primo pensiero va a quell’ufficio, luogo in cui trascorrevo gran parte delle mie giornate trasformatosi poi in una sorta di Purgatorio, passato a sopportare i discorsi di un datore di lavoro che non si rassegnava all’idea che io fossi incinta, vivendo con l’incubo di non riuscire a portare a termine la mia gravidanza, incrementando però la speranza che più che il tempo passa più il mio datore di lavoro si sarebbe reso conto che anche incinta avrei potuto comunque adempiere alle mie mansioni … invece più il tempo passava e più che lui vedeva avvicinarsi il mio giorno di astensione dal lavoro per maternità e più si accaniva su di me e su questa “ingiustizia” che era costretto a sopportare! Quante sere sono tornata a casa piangendo o con lo stomaco piccolo piccolo, quante volte ho preso in considerazione l’idea di licenziarmi ma poi pensando alla mia famiglia ho rinunciato (è difficile oggi campare con un solo stipendio!), quante volte ho pensato che l’agitazione di Elia nel mio pancione fosse legata al mio stato d’animo inquieto (di ciò ne ho avuto conferma nell’ultimo convegno organizzato dall’Associazione CiaoLapo) ma allo stesso tempo ringraziavo il cielo di quei calcetti che mi rassicuravano sempre tanto e che sembrava mi dicessero: “Dai mammina, resisti … un altro po’ e poi arrivo io!!”.
Il mio ultimo giorno di lavoro è stato il 2 agosto …. Ho avuto solo il tempo di 19 giorni per coccolarmi Elia, per assaporare giorno giorno ciò che di meraviglioso mi stava accadendo e quanto amavo quei calcioni che non smetteva comunque di darmi, ma questa volta mi dicevano: “Hai visto mammina che ce l’hai fatta!!”.
Ciò che mi manca oggi ed è forse l’unico vero imperdonabile rammarico che ho legato alla gravidanza di Elia, è proprio il fatto di non essermi potuta godere nemmeno quelle fantastiche 34 settimane, vissute purtroppo con uno stato d’animo così inquieto e così tormentato che nemmeno la cosa più bella del mondo è riuscita a prevalere … non riesco in qualche modo a perdonare il mio datore di lavoro nell’aver creato a me ed al mio bambino un ambiente così poco felice e così poco respirabile dal punto di vista umano e di non essere io riuscita a difendermi e quindi a difendere il mio piccolino … ma mai avrei pensato che mi potesse capitare una cosa del genere, probabilmente se la gravidanza di Elia si fosse conclusa per il meglio ricorderei in modo diverso quelle settimane di angoscia e forse porterei meno rancore a colui che tutti i mesi stacca l’assegno dello stipendio! … sarei stata appagata di tante angherie dalla nascita del mio bambino e non mi sarebbe importato niente di ciò che mi aveva detto o fatto il mio datore di lavoro!
Sono stata forse troppo fragile o forse ho creduto di essere abbastanza forte da poter sopportare tutta quella situazione da permettere che un uomo egoista e menefreghista potesse farmi perdere di vista ciò che di incredibilmente magico mi stava accadendo … a volte mi incolpo, a volte penso che è stato proprio per il bene del mio bambino e della mia famiglia che ho sopportato tutto questo, ma comunque sia è stato un po’ come un boomerang che mi ha travolto tra capo e collo .. con un ricordo bellissimo di una gravidanza trascorsa serenamente per soli 19 intensi giorni!
Vorrei soltanto avere la certezza (e ciò è impossibile) che il mio bambino abbia potuto percepire con maggior intensità i momenti di profonda serenità della sua mamma, quando la sera prima di addormentarsi lo accarezzava, oppure quando durante la giornata gli parlava, gli cantava e sul lavoro gli sussurrava parole d’amore nella speranza che quei momenti, anche se brevi, della giornata siano stati però di un’intensità così forte da prevaricare quel senso di inquietudine che accompagnava le mie giornate lavorative.
… ho amato ed amo con tutta me stessa il mio bambino e ciò che spero è che nonostante tutto, questo amore sia pulsato dal mio cuore per arrivare dritto al suo cuoricino e fargli sentire quanto amore c’era nel sangue della sua mamma che non vedeva l’ora di abbracciare quel “pedalino” (soprannominato così dal suo babbo) che mai per un momento l’ha lasciata sola e che tutti i giorni, come un orologino svizzero faceva sentire i suoi rintocchi …
In qualche modo comunque da quel 22 agosto le cose qui a lavoro sono cambiate, il mio datore di lavoro è cambiato nei miei confronti, ha fatto di tutto affinché trascorressi la gravidanza di Alberto nel maniera più serena possibile, probabilmente Elia ha bussato anche al suo cuore, entrandoci e portando un po’ di buon senso!

5 commenti:

gio.to ha detto...

Cara Laura,
le nostre storie sono perfettamente sovrapponibili, anche per quel che dici all'inizio, scrivendo del tuo carattere. Ti dico quel che dico sempre a me stessa: cerca di passare oltre e di "accontentarti" del risultato positivo ottenuto, ossia della maggiore serenità ed umanità in cui ora vivi le giornate di lavoro. Per me questo "miracolo" non c'è stato: chi era stato così arido da non mandare nè un telegramma o un fiore per quella bambina che aveva lavorato (dalla pancia della sua mamma)fino a un giorno prima di nascere e morire. Il tuo post mi ha fatto piangere un pò di quelle lacrime che tengo dentro da un pò. Vorrei darti una risposta certa, ma non l'ho neppure io. La domanda che ci facciamo è la stessa: avranno capito che tutto il nostro amore era per loro, anche se venivamo distratte ed innervosite da cose che ci sembravano allora serie? Io sono però sicura di una cosa, che lei ascolta tutti questi miei dubbi e mi sta vicino in ogni momento. E quando sarà il mio momento, sarà lì in quella luce bellissima a venirmi incontro. Nessuno sarà capace di slegare l'abbraccio in cui rimarremo per tutta l'eternità.
Non vedo l'ora di riabbracciarti,
un bacione, Giovanna

claudia ha detto...

Ciao tesorina,
penso che tutta la rabbia che hai dentro verso quell'innominabile sia più che giusta ma devi sempre pensare che il Signore fa succedere delle cose (anche se molto dolorose)perchè lui ha un suo disegno per ognuno di noi anche se è difficile da accettare.
Sono sicura che Elia sentiva forte forte il tuo amore per lui e non devi pensare ma se avessi detto o se avessi fatto in un'altra maniera, sarebbe successo lo stesso perchè non dipende da noi, non abbiamo questo potere.
Sono convintissima che Elia da lassù ti guarda e ti protegge e che è infinitamente orgoglioso della sua mamma: di come sei e della donna che sei diventata e penso che se avesse potuto scegliere non avrebbe desiderato altra mamma all'infuori di te.
Ti voglio tanto bene e continua a lottare per te, la tua famiglia e per chi come te ha dovuto provare la sofferenza più grande del mondo.
Un bacio grande
Claudia

ildiariodellalinda ha detto...

Laura, non ti far venire dubbi, si, potevi essere agitata per il lavoro, arrabbiata con il tuo capo, ma sono convinta che se nell'arco della giornata il tuo pensiero andava al piccolo Elia, sono sicura che tornava il sorriso, forse subito distratto da una pratica, ma era questo l'amore che gli trasmettevi, il suo pensiero, i suoi calci erano una gioia. Lo sa già da prima che era nella tua pancia quanto lo amavi e sa benissimo quanto lo ami ora. Ti abbraccio forte, non vedo l'ora di vederci tutte e tre insieme, sto contando i giorni !!!!
Ti voglio bene. Ila

Titti ha detto...

Ciao sorellona...Da quando hai aperto questo blog, tutte le volte che leggo qualcosa mi commuovo..
So benissimo di chi parli, di quell'essere brutto e insulso che purtroppo è il tuo capo..Mi ricordo come stavi in quel periodo e la rabbia che avevi dentro, ma gli occhi potevano "rabbuiarsi" per qualche momento ma poi tornavano a splendere, tornavano ad essere quegli occhi (magari un pò stanchi) pieni di felicità che solo una donna che sta per diventare mamma può avere. Non devi avere dubbi su quello che puoi aver trtasmesso a "pedalino".. non è stato altro che AMORE e questo è certo. Basta vedere anche come si comporta l'Eva ora, lei ama profondamente il suo angiolino eppure non lo ha mai conosciuto ed era troppo piccola per capire bene come funzionasse questa cosa del fratellino nella pancia. Se oggi l'Eva è così innamorata di Elia è grazie a te che anche senza accorgertene sei riuscita a trasmetterle tutto l'amore che provavi e provi per lui, quindi prova un pò a immaginare quante emozioni, sensazioni e amore puoi aver trasmesso a un esserino che era dentro di te. TI VOGLIO BENE
TITTI

Sera ha detto...

Carissima Laura,
in te mi sono rispecchiata perfettamente. Anch'io ho potuto stare col mio tesorino, fuori dal lavoro, per poco tempo, forse una settimana. Entrambe abbiamo vissuto i nostri bambini poco, ma quel poco comunque è stato intenso!
I sentimenti che tu esprimi sono un po' anche i miei. Come non pensare alla rabbia per essere stata perennemente ligia al dovere e al lavoro, e per non essere andata in maternità prima, per godermi di più il mio piccolo. Forse come dice Claudia era destino... spero solo che i nostri angeli abbiano comunque potuto godersi la loro mamma, vivere del nostro amore, visto che noi purtroppo ci siamo goduti loro un po' meno!
Un forte abbraccio,
Serafina